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Lo zodiaco, dal greco zodiakós "circolo con immagini di animali", è la zona della sfera celeste delimitata da due cerchi paralleli all'eclittica, per un'ampiezza totale di 18°. Questa fascia è suddivisa in 12 "case" o "segni" di 30° ciascuno, corrispondenti alle costellazioni zodiacali.

Già nel XIV secolo a.C. gli astronomi babilonesi disegnavano mappe celesti, dividendo il corso del Sole, lungo l'eclittica, in 12 segni chiamati come segue:

Kusakira = Ariete
Te-Te = Toro
Tuamu = Gemelli
Pulukku = Cancro
Aru = Leone
Siru = Vergine

Zibanitu = Libra
Akrabu = Scorpione
Pa = Sagittario
Enzu = Capricorno
Gu = Acquario
Nunu = Pesci

I Greci vennero a conoscenza dell'eclittica e dello zodiaco molto più tardi, forse con Cleostrato di Tenedo, nella seconda metà del VI secolo a. C.

Quando si gettarono le basi dell'astronomia greca, nel IV sec. a. C., il Sole attraversava le costellazioni dello zodiaco partendo dall'Ariete, nel quale, a quell'epoca, si trovava l'equinozio di primavera, ossia il punto d'intersezione dell'eclittica con l'equatore celeste.

Con lo scorrere dei secoli tale posizione variava perché l'asse della Terra modifica continuamente il suo orientamento, con un movimento conico chiamato "precessione dell'asse terrestre". L'asse, in un periodo di 25.730 anni, descrive, intorno al polo dell'eclittica, un cono la cui semiapertura è di 23°27'. Solidalmente con l'asse della rotazione diurna si muove tutto il corpo della Terra e, con esso, l'equatore. Pertanto la linea d'intersezione dell'equatore con l'eclittica retrocede, come l'asse della Terra, della stessa quantità angolare, che ammonta, in un anno, a 50",37.

Il movimento del nodo ascendente, anche detto "punto " o primo punto di Ariete, lungo l'eclittica, si chiama "precessione degli equinozi" o "retrogradazione del punto ", e avviene in senso retrogrado, cioè orario, andando incontro al Sole.

Il ciclo innanzi descritto è noto anche come "anno platonico" o "grande anno", o "anno cosmico".

Quindi non solo il Polo Nord celeste è soggetto a un continuo e lentissimo movimento tra le stelle, ma anche il punto , che al tempo di Ipparco visitava la costellazione dell'Ariete, da allora è retrocesso di oltre 30° e oggi si trova nella costellazione dei Pesci e continuerà a slittare verso l'Acquario, il Capricorno e così di seguito.

In altri termini, mentre la suddivisione in costellazioni è una ripartizione immutabile perché legata alle stelle fisse, i segni dello zodiaco, invece, sono ancorati al punto e si spostano di continuo, via via che il riferimento fondamentale passa da una costellazione all'altra per effetto della precessione.

Il Sole impiega un mese per attraversare un segno. Il punto , invece, richiede 2000 anni per transitare da una costellazione all'altra.


(C.A. Ilio Foschini)

 

Si fa derivare il suo nome da P h g h, ossia "sorgente", perché era nato alle fonti dell'Oceano, cioè all'estremo Occidente, dove Perseo aveva ucciso la Gorgone Medusa. Altre versioni lo fanno nascere dallo stesso collo reciso della Medusa, oppure dalla Terra, fecondata dal sangue del mostro. Compare in numerose leggende: Perseo lo cavalcava quando andò a liberare Andromeda dallo scoglio su cui era stata esposta in sacrificio ad un mostro marino. In seguito fu trovato da Bellerofonte, l'eroe nazionale di Corinto, che lo domò e con lui partecipò a gloriose imprese.

Questi era figlio di Poseidone e di una figlia del re di Megara, sul cui nome le versioni sono diverse. Avendo ucciso accidentalmente un uomo, dovette lasciare la sua città e andare dal re Preto perché lo purificasse. La moglie di questi si innamorò di lui e, essendo stata rifiutata, raccontò al marito di essere stata insidiata. Re Preto, non volendo vendicarsi personalmente, perché non era permesso uccidere il proprio ospite, lo mandò dal suocero Iobate con un messaggio, nel quale gli si chiedeva di uccidere il latore della missiva.

Letta la lettera, Iobate chiese a Bellerofonte di uccidere la Chimera, un mostro metà leone, metà drago, che sputava fiamme, convinto che ne sarebbe uscito sconfitto. Ma Bellerofonte montò il cavallo alato Pegaso, piombò dall'alto sulla Chimera e la uccise in un sol colpo. Iobate gli affidò allora una successione di altre imprese "impossibili", dalle quali l'eroe uscì vittorioso. Iobate si convinse quindi dell'innocenza dell'eroe e ne ammirò le qualità al punto da dargli in moglie la propria figlia. Inorgoglito, Bellerofonte volle salire all'Olimpo sul suo cavallo alato, ma fu precipitato sulla terra da Zeus, come castigo del suo peccato d'orgoglio.

Dopo la morte del padrone, Pegaso tornò sull'Olimpo, mettendosi al servizio di Zeus, al quale aveva portato il fulmine e, in segno di divina riconoscenza, fu trasformato in costellazione.


La configurazione più appariscente della costellazione è il grande quadrato di Pegaso, i cui vertici sono costituiti dalle tre stelle principali di Pegaso e dalla stella più luminosa della finitima costellazione di Andromeda.

All'età ellenistica, e poi romana, risale invece il mito della discesa di Pegaso sul monte Elicona sacro alle Muse. Qui esso trova le Pieridi, figlie del re di Macedonia, intente in una gara di canto con le Muse. Alle soavi melodie le sorgenti ed i fiumi si arrestano e il monte comincia a salire verso il cielo; Poseidone allora ordina a Pegaso di battere il suolo con la zampa, e l'animale lo fa con tanta energia che la crescita del monte si arresta e, dal terreno aperto dallo zoccolo, sgorga la "Sorgente del cavallo, o Ippocrene, fonte di ispirazione poetica per chi vi si disseta.
 

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