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Perché proprio i cigni? Tra le
tante cose inspiegabili che
accadono attorno a noi c'è
questa morìa dei grandi
uccelli acquatici dal lungo
collo e dal piumaggio bianco.
Presso gli antichi erano
venerati come animali sacri, e
secondo la leggenda muoiono
esalando una sorta di canto,
il canto del cigno, appunto.
Per la aristocratica eleganza
delle sue forme, il cigno è da
millenni ornamento supremo dei
parchi regali, nuota nei
laghetti di Versailles e di
Buckingham Palace e non dà
confidenza a nessuno, neppure
ai padroni di casa, per la sua
natura selvatica. Ma proprio
perché è uccello dalla grazia
inimitabile, che ha ispirato
musicisti e poeti, vien da
chiedersi come mai questa
peste aviaria abbia scelto lui
quale vittima sacrificale. È
pura invidia delle altre
specie? E perché mai il
maledetto virus H5N1 non ha
colpito prima di lui altri
animali nocivi, come i cobra
velenosi, gli squali infidi e
le zanzare moleste? Bisogna
avere un fossile al posto del
cuore per non rabbrividire
davanti a quelle immagini dei
cigni agonizzanti che le
guardie in camice bianco
insaccano in buste di
plastica, o bruciano in
cassonetti di ferro. Hanno
l'orecchio semispento, il
becco nero e giallo che
pencola inanimato. Quando ne
ha visto uno imprigionato, a
pagina 14 del Corriere, la mia
amica Carla Fracci ha
avvertito un tremore al petto:
lo stesso tremore che provava
ballando il "Lago dei Cigni"
di Ciakovsky sul palcoscenico
della Scala.
La prima volta che sentii
parlare di cigni (keknos in
greco) fu al mio liceo
veneziano. L'insegnante di
Storia dell'arte ci stava
parlando della Gioconda la
dama dall'ambiguo sorriso
ritratta da Leonardo. E a
spiegare appunto quel sorriso
che da secoli intriga gli
studiosi, ci rivelò che
Leonardo mostrava alla sua
inquieta modella dei cigni
"perchè non si annoiasse".
Ora io non so sé il trucco
escogitato da Leonardo per
svagare donna Gioconda faccia
parte della favolistica che lo
insegue; ma è indubitabile che
il cigno, più del gatto
venerato dagli Egizi, ha
stregato l'immaginazione
occidentale. Innumerevoli sono
i poemi e i quadri e le
musiche che ha ispirato. Era
così alta la considerazione
della Grecia antica per
l'uccello dal collo
modiglianesco, che il dio dei,
Zeus, decise di prendere le
sue forme per unirsi a Leda,
moglie di Tindaro, re di
Sparta. Solo D'Annunzio, in un
attacco di gelosia, scarta il
mitico uccello; e difatti
scrive la Leda senza cigno,
perché la vuole tutta per sé.
Avessi la grazia di Hans
Christian Andersen, dopo i
cigni selvatici scriverei La
morte di un cigno viaggiatore.
In quel caso seguirei passo
passo la sua lunga fuga, dalle
steppe gelate della Siberia
fino alle coste miti della
Puglia.. Un mio amico etologo
ritiene che la coppia di cigni
che è andata a morire
nell'oasi delle Cestine di
Vernole, vicino Lecce, già
avvertisse la febbre della
peste fatale. A quel punto,
forse, decisero di tornare
nella terra che avevano già
visto e amato tante volte, la
" terra dove fioriscono i
limoni".
Credo di aver visto in
televisione, se non mi
tradisce la memoria, i due
cigni reali che venivano
gettati come letame in un gran
secchio , dentro una tenuta di
Rodi Garganica. Ma a me è
parso che non fossero morti,
anzi ho notato un fremito
d'ali un' improvvisa torsione
del collo. e allora io mi
chiedo, perché bruciarli se
erano ancora vivi? Se le anime
belle strillano e si ribellano
all'eutanasia, come mai
restano indifferenti al
massacro di questi preziosi
animali? Un siero o un vaccino
non si dovrebbe negare a
nessuno, come il sigaro e la
croce di cavaliere; e tanto
meno va negato a un cigno
reale che viene da terre così
lontane, in cerca di
ospitalità e aiuto.
Purtroppo la paura è ben più
forte della pietà. E il più
meschino dei sentimenti umani
(la paura, appunto) colpi il
più geniale e giocoso dei
musici, Wolfgang Amadeus
Mozart. Poiché si temeva che
fosse morto di una malattia
infettiva, venne sepolto alla
chetichella in una fossa
comune. Talvolta è questa la
sorte che tocca agli animali
migliori. |